Perchè viene ?

La domanda è semplice, la rispota è complicata.
Iniziamo col definire i fattori di rischio. Attenzione, i fattori di rischio non è detto siano la causa ultima della fibrillazione atriale. Si tratta semplicemente di malattie o di abitudini di vita che determinano un aumento della probabilità di contrarre la fibrillazione atriale. E' ragionevole pensare, anche se in alcuni casi non è dimostrato, che una modificazione di questi stili di vita o la cura di queste malattie determini una riduzione della probabilità di fibrillare.
Vediamoli in ordine.

Il sovrappeso corporeo

Essere sovrappeso determina una aumento della probilità di avere una fibrillazione atriale.
Esiste una molteplicità di letteratura medica che concorda nell'affermare che l'obesità determina un aumento del rischio, probabilmente legata ad un aumento delle dimensioni dell'atrio sinistro. L'aumento del rischio sembra essere di circa il 4% ogni anno per ogni unità di BMI in eccesso.
Per chi volesse saperne di più e conosce l'inglese, può leggere questo articolo
 

L'abuso di bevande alcoliche

Che l'alcol faccia malle è risaputo. Che sia responsabile di alcune gravi malattie del muscolo cardiaco ( cardiomiopatie) meno; che sia responsabile di episodi di fibrillazione atriale è assolutamente certo. Il rischio di contrarre fibrillazione atriale aumenta di circa 1.5 volte, secondo i dati della recente Letteratura medica.
 

La pressione alta

Oggi la principale causa di fibrillazione atriale è l’ipertensione arteriosa, che si associa al 50-65% dei casi di questa aritmia. E’ possibile che l’ipertensione arteriosa possa favorire lo sviluppo di fibrillazione atriale attraverso diversi meccanismi, i più importanti dei quali sono l’aumento delle dimensioni dell’atrio destro, lo sviluppo di ipertrofia ventricolare sinistra, l’ipertono adrenergico o l’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone. L’associazione tra ipertensione arteriosa e fibrillazione atriale è di particolare rilevanza clinica in quanto aumenta di tre volte il rischio di ictus rispetto ai pazienti fibrillanti con valori pressori nella norma. Purtroppo ipertensione arteriosa e fibrillazione atriale sono spesso asintomatiche e non sempre vengono identificate prontamente, in quanto un efficace screening è spesso limitato da due importanti fattori: difficoltà di effettuare facilmente e prontamente un elettrocardiogramma e la frequente inaccuratezza della misurazione della pressione arteriosa in presenza di fibrillazione atriale.
Recentemente è stata sviluppata e clinicamente validata una nuova tecnologia brevettata, denominata Microlife AFIB, in grado di rilevare la fibrillazione atriale durante la misurazione automatica della pressione arteriosa. Sebbene sino ad oggi il metodo più diffuso per lo screening della fibrillazione atriale nell’ambulatorio di medicina generale sia stato la palpazione del polso, la recente introduzione della tecnologia Microlife AFIB ha reso lo screening di questa condizione potenzialmente più efficace, per almeno due motivi. La misurazione della pressione arteriosa sia nell’ambulatorio medico che a casa è una pratica piuttosto comune, soprattutto negli anziani, e quindi il potenziale accesso a questa metodica di screening risulta piuttosto ampio nella popolazione.
 

Le malattie cardiache

La fibrillazione atriale può essere isolata, oppure può accompagnarsi a molte malattie cardiache, come la malattia coronarica, le cardiomiopatie, la cardiopatia ipertensiva. Spesso si genera un circolo vizioso nel quale una delle condizioni patologiche genera e rafforza l'altra. Per esempio, un paziente affetto da cardiopatia ipertensiva, con cioè un cuore dalle pareti inspessite, può sviluppare fibrillazione atriale che a sua volte determina uno scompenso cardiaco. Lo scompenso cardiaco a sua volta rende pù difficile la scomparsa dell'aritmia. Insomma, il cane che si morde la coda
 
 
 
 

La causa ultima

Da molti anni, praticamente dall'inizio del secolo scorso, i cardiologi litigano su quale sia la causa ultima della fibrillazione atriale. Una scuola di pensiero è stata convinta che si trattasse di una aritmia " ectopica ", vale a dire che esistesse un focolaio di cellule produttrici di energia elettrica ad elevata frequenza, che come una mitragliatrice colpisse le zone circostanti dell'atrio, ed una seconda scuola ritenenva invece che si trattasse di un problema legato alla conduzione dell'impulso disomogenea, con frammentazione dell'impulso stesso in tante onde figlie, caotiche, proprio come succede alle onde del mare quando si trovano davanti degli scogli.
 
Come sempre, la verità sta nel mezzo.
Nella stragrande maggioranza dei pazienti esistono delle cellule produttrici di energia elettrica ad elevata frequenza collocate all'interno delle vene polmonari ( quelle vene che portano il sangue dai polmoni al cuore ),  e che possono scatenare - in risposta ad una infinita serie di stimoli, molti dei quali ancora sconosciuti - un episodio di fibrillazione atriale. L'aritmia però si mantiene nel tempo a causa di modificazioni strutturali nella parete degli atri, alcune delle quali causate dalla fibrillazione atriale stessa, che determinano la presenza di piccoli nuclei (rotori) che irradiano a loro volta impulsi con conduzione irregolare.